Questo era il blog di Antonio Volpon e non è più aggiornato, pur rimanendo la possibilità di navigare gli archivi.
Antonio continua a scrivere per il suo sito professionale.

400 articoli e non sentirli

Posted: marzo 26th, 2007 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , , | 1 Comment »

Ho superato i 400 articoli/recensioni/interventi scritti per lavoro (esclusi quindi gli interventi in questo weblog). Un buon numero, ma se penso che ho cominciato questa (bella) avventura nel 2000 non si tratta poi di un traguardo molto difficile da raggiungere.

Mi capita però spesso che amici o colleghi mi chiedano l’indirizzo di qualche sito con gli ultimi articoli che ho scritto. Trattandosi di siti diversi (Fucinaweb, Html.it, Pmi.it, Mytech) non è sempre facile, neppure per me, tenerne traccia.

Da qualche mese ho pensato allora di fare in modo che tutti gli articoli che scrivo siano facilmente raggiungibili da un’opportuna pagina realizzata con del.icio.us e che mi sforzo di tenere aggiornata (e che dispone, per i veri e propri fan, anche di un feed Rss).

Non avete proprio più scuse per non leggermi.


Il pampalugo

Posted: marzo 19th, 2007 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , , | 5 Comments »

Pampalugo, una parola pensavo esistesse solo nel colto vocabolario di mio padre, insieme a mambrucon, maluton e altri complimenti del genere.

L’ho però trovato l’altra sera tra le pagine del bel “Libera nos a malo” di Luigi Meneghello. Ho allora svolto un sondaggio tra amici e colleghi, ma il termine non sembra molto diffuso dopotutto, anche se Google gli dedica comunque 3200 occorrenze, tra cui anche un bar.


Nella testa del protagonista

Posted: febbraio 4th, 2007 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , , , | No Comments »

Non avevo mai sentito parlare di olofonia prima della puntata di Radio 3 Scienza in cui hanno spiegato di cosa si tratta.

E’, con tutte le approssimazioni e imprecisioni che posso riportare, una particolare tecnica di registrazione del suono che di solito viene usata per sceneggiati o versioni radiofoniche di racconti.

Se la trasmissione viene ascoltata in cuffia è possibile percepire in modo realistico lo spazio in cui si svolgono i dialoghi, un po’ come se fossimo in prima persona nei panni del protagonista.

Incuriosito ho allora ascoltato in streaming, per “I dialoghi possibili” di Rai Radio 3, il radiodramma “Il sopravvissito” di Antonio Scurati.

E in effetti ascoltando i dialoghi in cuffia sembra proprio di entrare nella testa del protagonista, soprattutto all’inizio, quando si trova in ospedale attaccato a un respiratore. Che dire poi del colpo di pistola che segna la fine di ogni dialogo? Il bossolo sembra rimbalzare dietro le spalle.


Il peggiore film visto nel 2006

Posted: gennaio 7th, 2007 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , | No Comments »

Mi ricordo con piacere molti film che ho potuto vedere nel 2006, anche se nella maggior parte dei casi si tratta di pellicole di un bel po’ precedenti: Hana-bi di Takeshi Kitano, La città incantata di Hayao Miyazaki, Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, Ferro 3 di Kim Ki-duk. Mi ricordo anche di film discreti o mediocri, come Magnolia di Paul Thomas Anderson, Cinderella Man di Ron Howard e Factotum di Bent Hamer.

Ma se devo scegliere un pessimo film, me ne viene in mente solo uno: La tigre e la neve di Benigni.

Sarà perché l’ho visto da poco, sarà per la recitazione di Nicoletta Braschi, che tocca il suo fondo in una carriera già di per sè deludente, sarà per la trama scialba. Ma la cosa che più ho detestato di tutto il film è il suo carattere egoista: un italiano va in Iraq e l’unica cosa che gli sta a cuore è quello di procurare medicine e conforto alla donna che ama e che è sul punto di morire. Lo capisco. Non mi piace però il modo in cui usa, letteralmente usa, la popolazione e gli amici per raggiungere il suo scopo, facendo finta di non accorgersi di quello che gli accade intorno. Poteva essere tranquillamente girato al Pioltello.


Cosa si legge in giro

Posted: dicembre 22nd, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi, Girovagando | Tags: , , , , | No Comments »

Penso di essere una persona che ha fatto degli “affari suoi” un motivo di vita, ma non riesco a non scrutare chi legge in treno, metropolitana, su una panchina, vicino a me.

Sono curioso di capire cosa sta leggendo e soprattutto se quel libro, in passato, è stata anche una mia passione.

Dapprima lancio un veloce sguardo per tentare di capire dalla copertina, anche senza riuscire a leggere il titolo, di cosa si tratta.

Se non mi semba di riconoscerlo non demordo, perché potrebbe essere un’edizione che non conosco di un libro che però ho letto. Allora mi concentro, stringo un po’ gli occhi, e riprovo. A questo punto è quasi impossibile che l’altro non se ne accorga, ma per il momento o fa finta di niente, oppure sorride.

Una volta scoperto di che libro si tratta, e magari avuta la conferma che l’ho già letto anch’io, non mi fermo di certo. A questo punto si tratta di trovare il segnalibro, così da cercare di capire a che punto della storia si trova il mio anonimo lettore. Sarà già arrivato al punto in cui muore la madre? in cui hanno avuto l’incidente di macchina? in cui si scopre che era tutto un sogno? Adesso il lettore mi guarda un po’ scocciato, ma poi ritorna tra le sue pagine.

L’ultima volta che mi è capitato di scrutare qualcuno in questo modo è stato nella metropolitana di Parigi. Ho visto una ragazza con un libro la cui copertina ha subito attirato la mia attenzione. Ed è stata una fortuna, perché si trattava di qualcosa che conoscevo, La Trilogia della città di K. di Agota Kristof (solo che trattandosi di una lettrice francese stava in realtà leggendo La Trilogie des jumeaux). E non era mica una lettrice qualsiasi: ha comperato una “edizione speciale a tiratura limitata”, che manifestava tutta la sua specialità con una bella copertina bianca e rigida.

Con tutta probabilità, visto dov’era inserito il segnalibro, ancora non è arrivata nel punto in cui i due gemelli si separano, ma vivono ancora entrambi nella casa che fu della nonna.

Ma io non gliel’ho detto, non volevo mica rovinarle la lettura…


Libri e ingranaggi

Posted: dicembre 16th, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , | 4 Comments »

Leggere un libro di 1400 scritte fitte fitte come “Infinite jest” di David Foster Wallace e poi passare immediatamente alla “Trilogia della città di K” di Agota Kristof è come usare per mesi un ingranaggio che fa fatica a scorrere e improvvisamente, dopo una bella oliata, si muove in velocità.

Ho faticato non poco a leggere Infinite jest, anche se arrivato nei dintorni della fine mi sarebbe piaciuto diluire le ultime pagine in modo da prolungarne l’esperienza. Dopo alcuni mesi di lettura certosina, è difficile abbandonare improvvisamente personaggi descritti così bene da conoscerli come veri amici.

Ma anche Trilogia della città di K, che ho letto in poco più di un weekend, riesce a descrivere in poche frasi essenziali e dirette ambienti e personaggi lasciando al lettura la giusta quantità di fantasia per costruirci attorno le proprie architetture e profili umani.

Due libri così distanti da essere quasi in simbiosi quando si leggono di seguito.


Un vero fotoreporter del web 2.0

Posted: dicembre 11th, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , , , , | 1 Comment »

In diretta dal Le Web 3 di Parigi le mie foto e quelle dei tanti che sono connessi nell’affollata sala. Fa caldo (dentro) e tira vento (fuori).


Colonne sonore

Posted: dicembre 11th, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi | Tags: , , , , | No Comments »

Musica non ne ho mai suonata, non la so leggere, e non posso neppure dire di esserne un esperto.

Una cosa che mi è sempre riuscita è però quella di preparare colonne sonore per le varie occasioni. Abbiamo cominciato tra amici alle feste in casera, ho continuato dopo l’avvento delle playlist dell’Ipod.

Mi piace fermarmi a pensare quali sonorità possono rivelarsi più adatte per un evento, se sobrie, con sola musica, con del jazz frizzante. Ma per lo stessa giornata ne preparo magari più d’una, pronto a sfoderarle dovesse cambiare il tono della serata.

E c’ho azzeccato anche questa volta. In corriera dall’areoporto a 80 km da Parigi; in autostrada verso La Defense; è mezzanotte; sonno a bordo, molte teste ciondolano; poche macchine in giro; la Tour Eiffel irradia luce verso l’infinito.

Loro sono i Gotan Project, l’album Lunatico.


Magre consolazioni

Posted: novembre 25th, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi, Subconscio | 1 Comment »

Ogni volta che temo di non riuscire a scrivere bene, di non esprimermi correttamente, di scrivere frasi troppo complesse e farraginose, ogni volta che succede questo – solo allora – guardo per cinque minuti il telegiornale di Telebelluno, e subito mi consolo.


Il pianeta vivente

Posted: novembre 13th, 2006 | Author: | Filed under: Cinque sensi, Girovagando, Pollice verde | No Comments »

Natural History Museum, London

Ad attenderci all’ingresso del museo di storia naturale di Londra abbiamo trovato un mio vecchio amico, David Attenborough. La sua immagine si trova un po’ ovunque nelle sale e richiede al visitatore un po’ di attenzione, ma soprattutto qualche offerta per sostenere il museo, il cui ingresso è peraltro gratuito.

David Attenborough l’ho conosciuto grazie alla televisione a metà anni ottanta, quando Quark era un programma serio invece di un ricettacolo di sciocchezze (basti pensare all’angolo della cucina con il professore Cannella) e offriva ai telespettatori il meglio della produzione documentaristica mondiale.

E come scordare la serie di documentari intitolata “Il pianeta vivente” in cui la troupe di Attenborough ha girato in lungo e in largo tra ghiacciai, lande, vulcani, presentando a un bambino di 10 anni un ritratto affascinante della flora e della fauna del mondo. Ho ancora vivo in testa il naturalista che si avvicina di soppiatto a un tartaruga gigante che sta deponendo le uova in qualche isola sperduta e parla sottovoce rivolgendosi alla telecamera. Ricordo anche che Attenborough finiva ogni puntata con un “ed è proprio lì che andremo nella prossima puntata”. I documentari mi sono piaciuti così tanto che di lì a poco mi sono fatto comprare pure il libro, che sarà ancora da qualche parte.

Di strada Attenborough, oggi ottantenne, ne ha fatta tanta, tanto da aver ricevuto diversi riconoscimenti, anche dalla regina, oltre che l’appellativo di “sir”. Anche la rete per cui lavora, la BBC, gli ha dedicato uno speciale.

Magari in Italia avessimo qualcuno di questo calibro. Per carità, non ho dubbi che ci sia, ma allo stesso tempo so che non troverà mai lo spazio che si merita sui mezzi di informazione, perché quello spazio è già occupato da padri e figli che non mollano certo la presa, e da personaggi che girano con la piccozza anche dentro casa.