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Segnali stradali a Venezia

Posted: agosto 17th, 2003 | Author: | Filed under: Girovagando | Commenti disabilitati

Gli amici turisti che vengono a trovarmi a Belluno vedendo in me una possibile ed entusiasta guida per Venezia, capiscono presto di aver sbagliato persona.

In effetti, ogni volta che ritorno dal capoluogo veneto non sono mai soddisfatto di quello che ci sono andato a fare. C’è qualcosa che sarebbe potuta andare meglio, ci sono le solite critiche a una città snob popolata da gente tutt’altro che affabile e simpatica, ma piuttosto votata al culto dell’inculata nei confronti del turista, oltre che del vicino in terraferma; siamo di fronte a complici di un’omertà sospesa sull’acqua del Canal Grande. Persone che per quanto mi sforzi non riesco a farmi piacere in alcun modo.

A migliorare le cose non ci ha probabilmente aiutato la Biennale d’arte, che ha presentato poche novità, e invece un buon numero di idee obsolete e di cui perfino il vostro caro pulpito era al corrente, fate un po’ voi.

Di Venezia, l’unico ricordo che mi porto sin da quando, ormai vent’anni fa, andavo a trovare mio fratello all’ospedale sul Lido, è l’inconfondibile olezzo di marcio che riempie i canali. Non sono mai riuscito ad abituarmi, e ogni volta passano due-tre giorni prima che riesca a dimenticarlo, a togliermelo dalla testa.

Mi ricordo che all’epoca, si parla di quando non avevo neppure 10 anni, ero appassionato di segnaletica stradale. Hobby un po’ particolare, è vero, e assecondato da fratelli e cugini, i quali molto gentilmente mi regalavano i libretti dei quiz della patente, una volta superato l’allora (e forse ancora) ridicolo esame.

Non mi separavo mai dai miei libri con i segnali stradali, e capitava che anche in occasione delle visite estive a mio fratello portassi con me una (per me enorme) borsa con tutto il mio prezioso materiale. A pensarci adesso, quasi un controsenso: segnali stradali in una città in cui non circolano le automobili.

Una volta, mentre aspettavamo il vaporetto, devo avere inavvertitamente appoggiato la borsa da qualche parte, e me ne sono dimenticato. La conclusione è ovvia, come ovvio è il risultato della missione di mio padre, tornato alla stazione per vedere se riusciva a trovarla ancora.

Da allora non ho mai più avuto occasione di prendere il vaporetto, fino a qualche giorno fa. E il mio ricordo è tornato a quella borsa dei segnali stradali, quello che all’epoca era il mio tesoro, per me sicuramente più prezioso della Pala d’Oro, e mi sono rattristato.

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