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Italian books and translations

Posted: agosto 5th, 2003 | Author: Antonio | Filed under: Tecnicaglie | 2 Comments »

Da 3 anni, nel tempo perso, mi occupo di recensire manuali di programmazione, con particolare riguardo al mondo del web. Ne ricevo di inglesi, ma soprattutto di italiani, visto che il sito per cui scrivo principalmente, Mytech, ritiene (probabilmente giustamente) che siano da prediligere questi ultimi.

La differenza tra i testi in lingua inglese e quelli in lingua italiana non è però, purtroppo, data solo dalla lingua. Capisco che i budget di cui dispone chi utilizza una lingua esportabile in tutto il mondo siano decine di volte superiore a quelli delle nostre case editrici, però ogni volta mi meraviglio dal basso livello dei nostri testi.

Un testo italiano ha queste caratteristiche:

  • difficilmente porta idee nuove, molto più facile che l’autore abbia scopiazzato un po’ qua un po’ là nella bibliografia americana, forse pensando che nessuno se ne accorga. Molte volte i testi sono una trasposizione italianizzata di un pensiero che proviene da oltre oceano
  • è realizzato senza il minimo lavoro di revisione tecnica: capitoli scollegati tra loro, errori madornali nei contenuti, argomenti obsoleti. Ho l’impressione che il libro vada in stampa il giorno stesso in cui l’autore l’ha consegnato
  • include, quando va bene, una bibliografia ridotta all’osso, essenziale. Peccato, visto che la bibliografia è di solito il primo posto in cui cercare approfondimenti su quello che si è appena letto. Rari anche i link ad altre risorse
  • l’impaginazione, il tipo di carta, la copertina, l’indice sono schifosi

Non va meglio con le traduzioni dei libri inglesi, forse affidati a chi normalmente traduce romanzi o gialli. In più di un’occasione, benché non sappia perfettamente l’inglese, sono dovuto passare dalla versione italiana a quella originale del testo.

Una cosa accomuna i diversi testi italiani e inglesi: l’inutile sito di approfondimento collegato al testo. Sito di 4 pagine, che ospita, ben evidenziato, il libro per acquistare la versione cartacea, alcuni insulsi estratti dal testo, una errata corrige, e basta. Basta, anche se nell’introduzione al testo vi avranno raccontato che il sito era un’estensione del manuale che sarebbe stata aggiornata una volta al giorno con articoli originalissimi e risorse di approfondimento. Su 100 manuali, 1 tiene fede a queste promesse. Probabilmente l’autore del manuale, capito che non farà i miliardi vendendo il suo libro, è impegnato a lavorare per pagarsi l’affitto.

Sono poi dispiaciuto nel constatare il numero di autori italiani che passa il proprio tempo, sui loro siti (alcuni amatoriali) a tradurre in italiano specifiche o siti inglesi, perché

  • la traduzione di documenti tecnici arriva sempre troppo in ritardo, e raramente viene aggiornata quando esce una nuova versione dell’originale
  • molte volte il livello della traduzione è orribile
  • l’autore che ha tradotto il pezzo conosce l’argomento che traduce. Perché non cercare di scrivere qualcosa di originale, invece di perdere tempo con le traduzioni, accidenti?

Personalmente mi è capitato in un paio di occasione di tradurre dall’inglese, ma ho prediletto diagrammi e schemi, semplici da aggiornare e da tenere sott’occhio.

Non vorrei passare per quello che ama tutto ciò che è in inglese, solo perché fa figo. Il contrario: porca miseria, ma non riusciamo a fare qualcosa anche noi invece di scopiazzare le loro idee e tradurre i testi come scemi? Fate imparate l’inglese, invece di tradurlo!

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2 Comments on “Italian books and translations”

  1. 1 » Italiani brava gente , come lacrime nella pioggia. said at 2:38 pm on febbraio 2nd, 2006:

    [...] L’ho già detto: gli italiani che si credono esperti di internet sono se non altro dei bravi copioni. Ne ho avuto la conferma (se mai fosse servita) ascoltando un podcast della trasmissione DigiTalk in cui interveniva, tra gli altri, Anna Masera della Stampa.Sarà solo un’impressione, ma sembrava che stesse recitando a memoria – tra gli altri – estratti del libro Free Culture di Lawrence Lessig.Mah. [...]

  2. 2 Search Engine Strategies a Milano, qualche perplessità -- Fucinaweb - Idee per forgiare siti said at 8:01 am on maggio 4th, 2006:

    [...] C’ero anch’io al Search Engine Strategies del 26 e 27 Aprile scorsi a Milano. E ne sono rimasto un po’ scontento, tanto da parlarne approfonditamente in un articolo per Mytech. Ogni volta che vado a incontri di questo tipo sono sempre più preoccupato dello stato del web italiano. Passerò per esterofilo (se qualcuno ha ancora dubbi può leggere qualche mio vecchio commento e critica), ma almeno metà delle presentazioni altro non erano che ricalchi poco riusciti di documenti presenti in internet, e neppure tanto approfonditi. Perché non proporre qualche spunto originale? Perché dipendere così tanto dall’america? [...]